20.8.10

Fa quel che può, quel che non può non fa

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Ricorda Alberto Manzi che, quando fece l’insegnante per la prima volta, a ventidue anni, i suoi studentini era un po’ recalcitranti.
In un carcere minorile la cosa può anche assumere dei risvolti piuttosto assertivi; in pratica, ringraziatolo asciuttamente per il disturbo, la classe lo invitò a parcheggiarsi in un angolo e non rompere troppo la quiete. Per quanto protestasse che il suo ruolo e il suo lavoro, pagato, era di insegnargli. La situazione si scioglie solo quando il più grande, suo coetaneo, lo sfida a giocarselo il diritto, alla cattedra. Pensa Manzi a carte, non mi freghi – era stato all’istituto nautico, – solo che non si intendeva a carte, ma a cazzotti. Volente o nolente a quel punto; per fortuna aveva fatto l’istituto nautico. L’inizio di un’esperienza didattica particolare.

La sua partecipazione a Non è mai troppo tardi fu retribuita dalla Rai con una “indennità di polsino” perché usando un carboncino molto grasso si insozzava sempre la camicia; e non percepì altri compensi perché già pagato come maestro della Repubblica.

Nel 1981 viene sospeso da incarico e retribuzione perché si rifiuta di compilare delle schede di valutazione a suo dire inutili. L’anno dopo – dopo pressioni varie, per non scontentare nessuno – le compila e ci scrive, a tutti “fa quel che può, quel che non può non fa”.

È morto più di dieci anni fa, e io non sapevo neanche chi fosse fino a ieri sera; le ferie, far tardi alla tv – anche se ormai è tutto finito – serve.