14.11.10

La Conta

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S.: Siccome all’opposizione non c’è nulla, il paradosso è che se nessuno tradisce, nel Pdl, non può succedere nulla.
T.: Usi una parola feroce, “tradimento”. Non si può cambiare idea?
S.: Se io tradisco mia moglie cambio di certo idea. Ma non per questo non resto un traditore.
T.: Ma nessuno per ora ha tradito il Cavaliere...
S.: A parte Fini, vuoi dire? Io invece credo di sì. Il silenzio, a volte, è più di una dichiarazione.
T.: A chi ti riferisci?
S. (Pausa, ndr) Siccome più di uno dice che la Gelmini e Frattini sarebbero disposti a un governo senza Berlusconi, il fatto di non smentire diventa automaticamente una cosa brutta e pericolosa. Un silenzio assenso.

Intervista di Luca Telese a Alessandro Sallusti, FQ, p. 4.

Dove oltre ad apprendere che il Sallusti, altro che pagliaccio bidimensionale del berlusconismo più vuoto cialtrone e imperante, è un omm’ con l’o maiuscola, che lui non l’aveva mai detto ma suo nonno, nel 1945, che pur non essendo fascista chissà come s’era trovato a far fucilare un partigiano a Salò, a volte i casi della vita, e per quest’unica anche umana condanna a morte è poi stato a sua volta fucilato, non era mica un mitomane invasato nel culto puerile di una personalità forte, suo nonno, ma anche il Sallusti nipote – che pasta, che argomenti, che uomo; oltre a questo, più che mai appare lampante come non ci sia un possibile paragone tra la politica dei fiacchi rituali democratici, con le alternanze, i dibattiti, le polemiche, le quotidiane trite meschine banalità del vivere, e la politica della tragedia rinascimentale e quella dell’Italia 1994-2010, come anche nella Russia del 1918-1928, e 1953-64, dove ci sono i tradimenti, le congiure, i tu quoque, gli sguardi obliqui e indagatori, i pochi uomini che si stagliano su uno sfondo di folla cenciosa e osannante, anche esteticamente: non c’è partita.