Che poi a volte me lo domando cosa l'ho aperto a fare un blog opinionistico.Che tante cose non lo so neanche io, cosa penso. E non mi interessa. Avere un'opinione.
In tutto quello che succede in questi mesi e giorni, in crescendo rossiniano, per esempio ormai anche uno dei personaggi più riusciti degli ultimi anni, l'ex capogruppo del Popolo della Libertà Franco Fiorito, non fa neanche più tanta impressione.
Colmare lo spazio pubblico di enunciati programmaticamente irrilevanti - di frasi cioè che non si propongono di essere descrittive informatie o critiche - delegittima il discorso sociale. La conseguenza ulteriore è quella di generare una complessiva desensibilizzazione: le parole sono caos e ornamento, polvere e passatempo. Non servono a nientee, sono solo un'escrezione casuale della bocca e della mano, sudore, cellule morte, tossine da espellere.
Distruggere l'ecosistema sociale ridicolizzando il linguaggio che di quell'ecosistema dovrebbe essere l'endoscheletro è un processo quotidiano al quale assistiamo e al quale rischiamo di prendere parte.
Mai, o solo raramente, ci colpisce.
Si è guadagnato una sua normalità.
Giorgio Vasta (a cura di), Presente, Einaudi To 2012, pp. 81-82.
Furono gli scienziati alle dipendenze della Direzione della Ricerca tecnica a preparare la ricina e il veleno batterico che uccisero Georgi Markov. Questa direzione controlla laboratori in tutta l'Unione Sovietica e nei Paesi satelliti, realizzando e perfezionando veleni che provocano una morte in apparenza naturale e strumenti d'eliminazione che la medicina legale dell'Occidente non riesce a scoprire.
B. Freemantle, Il KGB - Storia della più potente organizzazione spionistica del mondo, Mursia, Milano - prima ed. 1983.
Oggi c'è una nuova "MARCIA DEI MILIONI" a Mosca. Gente normale, giovani e meno giovani, a mani nude e viso scoperto contro un potere oscuro, marcio fin dalle fondamenta che affondano nel sangue e nel tradimento.
Un giorno bisognerà ringraziarli.
"If you reject the notion that this nation's promise is reserved for the few, your voice must be heard in this election.
If you reject the notion that our government is forever beholden to the highest bidder, you need to stand up in this election.
If you believe that new plants and factories can dot our landscape, that new energy can power our future, that new schools can provide ladders of opportunity to this nation of dreamers, if you believe in a country where everyone gets a fair shot, and everyone does their fair share and everyone plays by the same rules, then I need you to vote this November.
America, I never said this journey would be easy, and I won't promise that now. Yes, our path is harder, but it leads to a better place. Yes, our road is longer, but we travel it together. We don't turn back. We leave no one behind. We pull each other up. We draw strength from our victories. And we learn from our mistakes. But we keep our eyes fixed on that distant horizon knowing that providence is with us and that we are surely blessed to be citizens of the greatest nation on earth."
E in un tripudio di americanità, alla fine, con indisponenti inquadrature di negri in estasi e femministe rapite, con il rivoltante God bless America finale, se ci fate caso anche con un applauso inspiegabile, a un certo punto, alla constatazione che, entro vent'anni, le auto americane percorreranno il doppio della strada con un gallone di benzina, come se fosse stato lui, Obama, a inventare questi motori sensazionali (che probabilmente consumano ancora pur sempre il triplo di un tremila turbo nostro), e la platea gli dovesse eterna gratitudine per questo, alla fine, questo discorso americano, su sfondo a stelle e strisce, del candidato americano per le elezioni del presidente americano, che si terranno in America appunto a fine 2012, sembra tanto europeo.
Europeo e pieno di speranza.
Certo, HOPE è la parola d'ordine. Lo slogan.
Ma davvero alla fine di un discorso che parla di una strada difficile, ma giusta, di equità, eguaglianza, scuole, energie pulite e pace e futuro, pensi che se l'America sarà davvero in grado di scegliere - perché non è che pensi seriamente che Obama possa far tutto, ma magari neanche che voglia far tutto; cioè la sua potrebbe anche essere la più fasulla demagogia populista e lui, Obama, il più bieco agente sotto copertura dell'imperialismo corporativo e militarista. Ma non importa. Se davvero gli americani sceglieranno, in maggioranza, almeno, di credere nella pace, nell'ecologia e nell'uguaglianza, invece che ai Tea Party, all'ossessione antistatalista e alla truculenza veterotestamentaria di sempre, che nasconde - ma neanche tanto bene - i soliti grandi interessi, beh, sarà un bel cambio storico. Una palingenesi.
E speriamo che, con questo afflato così non posso non dire, europeo,questo giovane presidente degli Stati Uniti d'America, in four more years, ma anche prima, ci ricordi qualcosa anche a noi.
Diciamo la verità: Graziani ci
mancava. Ci ha pensato la Regione Lazio, sotto l’illuminata guida della
signora Polverini, a far rientrare nel pantheon dei grandi della patria
questo arnese del peggior fascismo. O meglio, ci ha pensato il signor
Nessuno che guida uno sconosciuto borgo non lontano dalla capitale, che,
con il sostegno politico e finanziario della Regione, ha concluso
l’interrotto lavoro per la realizzazione di un “sacrario” dedicato a
colui che fu insignito dal re Vittorio Emanuele III (“sciaboletta”), su
proposta del duce, del titolo di “maresciallo d’Italia”: Rodolfo
Graziani, appunto.
L'Agenda digitale della Commissione
europea fissa l'obiettivo di dare entro il 2020 un collegamento a 100
megabit di banda almeno a metà delle famiglie. Quella banda è una bomba,
ci si può fare televisione ad alta definizione e altre cose che ancora
nessuno immagina. Ma il segnale compresso sul doppino non arriva a 100
mega, al massimo può arrivare a 50. Per avere i 100 mega bisogna portare
i cavi a fibra ottica dentro casa: una spesa pazzesca, stimata per
l'Italia tra i 15 e i 25 miliardi (è vero, è poco più del costo previsto
per l'alta velocità ferroviaria tra Torino e Lione, ma rimane una
spesa pazzesca, mentre il Tav è solo una spesa stupida).
da BANDA LARGA Parte la sfida della fibra ottica di Giorgio Meletti, FQ - p. 9.
L’ANALISI Il fondo salva Stati fermo fino a settembre
di Gianpaolo Caselli* e Gabriele Pastrello**
Il comportamento della Corte
costituzionale tedesca e, in generale, della Germania, è improntato a
una ormai non più tollerabile irresponsabilità nei confronti dei destini
dell’euro. La Corte costituzionale tedesca s’è presa tutto l’agio delle
ferie estive per decidere l’ammissibilità dei ricorsi contro la
ratifica del trattato che ha istituito il Meccanismo europeo di
Stabilità, MES. Questo rinvio fa impennare le probabilità di un attacco
speculativo contro l’euro.
Sì, perché dobbiamo decidere se vogliamo tornare al passato o guardare avanti. Uno ad uno, i paesi del nostro continente non
significano nulla, neppure la Germania. Di fronte alla Cina, al Brasile o
all’India, da soli non avrebbero nessuna forza. Rischiamo di tornare
all’irrilevanza e alla disunione. Dai passi che faremo, si deciderà se i
nostri figli potranno vivere come europei o dovranno lavorare come
cinesi.
Javier Cercas intervistato da Alessandro Oppes, FQ 21.07.12, p. 3.
"Ma dove ha vissuto l'onorevole Giorgio Napolitano gli 86 anni della sua lunghissima e inutile esistenza? Nel Bophuthatswana, nel Botswana, nello Swaziland? Solo adesso scopre che “bisogna estirpare il marcio in modo che i partiti ritrovino slancio ideale e tensione morale”. Ma nei partiti, anzi nel Partito comunista, sia pur come decorativa suppellettile, e poi nelle sue successive declinazioni quest'uomo in grigio, senza qualità (la sua unica qualità è di non averne alcuna) ha fatto tutta la sua carriera. È stato deputato per dieci legislature (dal ‘53 al ‘96), deputato europeo dall'89 al '92 e ancora nel '99, presidente della Camera nel ‘92 e nel ‘94, ministro degli Interni. E non si è mai accorto che c’era “del marcio nel regno di Danimarca”? Contro la cosiddetta degenerazione dei partiti non ha mai emesso un vagito. Né negli anni Ottanta quando non c'era appalto senza tangente politica e il voto di scambio era davanti agli occhi di tutti. Non ha emesso un vagito nemmeno durante le inchieste di Mani Pulite quando ‘il marcio’emerse in tutta la sua evidenza. Divenuto improvvidamente presidente della Repubblica, proprio perché amorfo e inoffensivo per tutti, ha lasciato evoluire a proprio piacere Berlusconi nella sua devastante campagna di delegittimazione della magistratura. Quello dichiarava “la magistratura è il cancro della democrazia”, un’affermazione eversiva, da galera se fatta da un presidente del Consiglio e lui zitto o si limitava a un’omelia ‘urbi et orbi’, a un omnicomprensivo e comico “non alzare i toni”valido per tutti e quindi per nessuno. C'è voluto che Angela Merkel (un uomo, finalmente) lo prendesse a spallate perché si decidesse a cacciare l'energumeno che ci stava portando nel baratro. Adesso che avverte il rischio che bruci il castello partitocratico nel quale ha vissuto per millanta anni, ben incistato come un topo nel formaggio, si è svegliato dal suo eterno torpore e tuona contro i “demagoghi di turno”uscendo dai binari della sua carica perché il Movimento di Grillo si presenta alle elezioni e il capo dello Stato ha il dovere costituzionale dell'imparzialità. La sede della Rai (FOTOANSA) Da un uomo del genere (che il 25 aprile ci ha ammorbato con la solita retorica sulla Resistenza cui, pur avendone l'età, non ha partecipato) non accettiamo lezioni, né politiche né morali. Se la politica è quella praticata da Giorgio Napolitano e da tutti gli altri esponenti di un regime paludato, paludato da democrazia mentre democrazia non è, noi abbiamo tutto il diritto di fare dell’‘antipolitica’che è la demonizzazione di turno perché nulla cambi e noi si resti gli eterni docili e imbecilli sudditi che siamo stati fino a ora. Ma la crisi economica, di cui l'intera classe politica, col suo malaffare e con la sua miopia, è responsabile, ha aperto gli occhi anche ai ciechi. E, come si dice nei bar (luoghi da non sottovalutare), potrebbe essere venuto il tempo delle mazze da baseball. Altro che Grillo. L'ex comico replicando a Napolitano lo ha definito “una salma”. Ma si sbaglia. Una salma deve aver avuto, per definizione, una vita. Giorgio Napolitano non ha mai vissuto o, per essere più precisi, è nato vecchio, “nu guaglione fatt’a ve c c h i o ”come scrisse di lui, impietosamente, Luigi Compagnone o “un coniglio bianco in campo bianco”come ha detto qualcun altro. È stato anche grazie ai conigli, di ogni genere, che l'energumeno, sicuramente dotato di una maggior vitalità sia pur volta al malaffare, ha potuto impazzare per ve n t ’anni. Ma adesso ne abbiamo abbastanza. Degli energumeni, ma anche dei conigli".
Anche un'altra cosa che penso da un po', che capisco, immagino, l'abiezione dei regimi autoritari, le mostruosità della Storia, la crudele realtà; della guerra e della miseria in cui si palesano le più agghiaccianti bassezze dell'umanità. Ma quello che davvero non capisco è la piccola gratuita cattiveria delle persone comuni nella vita di tutti i giorni, per nessun motivo, senza alcun guadagno. Quello non lo capisco.
Guarda la nuova interfaccia di Blogger che funziona. Forse a suo tempo non l'avevo scritto, ma il lettore attento doveva aver colto il mio così, disappunto. Che non c'era il pulsante per pubblicare. O era talmente nascosto che io non l'ho mai visto. Ma per me non c'era. Per un po' eh. Mesi. Infatti ero tornato al layout vecchio.
Ah ma quelli di Big G non gli sfugge niente, sul lungo periodo.
Che triste un blog finito; che non lo vuoi chiudere ma tanto varrebbe. Che non ci puoi mai scrivere. Un relitto. Ma per qualche motivo più triste di un relitto, tipo Titanic; o Concordia, che a suo modo c'ha anche una sua vicenda divertente e con degli aspetti fin pedagogici.
Proprio, buttato lì.