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3.10.13

Tea for Taliban party

If a party with such a modest electoral mandate threatens to shut down government unless the other side repeals a law it does not like, apparently settled legislation will always be vulnerable to repeal by the minority. Washington will be permanently paralysed and America condemned to chronic uncertainty.
Economist.

17.7.11

Il Colombo Furioso

La patrimoniale sui poveri

di Furio Colombo

FQ, p. 14 - I vecchi eserciti avevano eleganti cavallerie, stendardi colorati e tamburi per suscitare orgoglio e coraggio. Ma la fatica della guerra toccava alla fanteria. La nuova economia, con i suoi guru e i suoi politici dal linguaggio "moderno" in cui si intravedono le avventurose svolte del futuro, si fonda sui poveri. Dopo convegni e discussioni febbrili e l'esperienza di rischi gravissimi scansati all'ultimo istante, il consenso dei competenti è unanime: tassare i poveri. Non hanno lobbies, non hanno fiscalisti, non hanno editorialisti con provata competenza economica, non hanno (più) un partito. Sono facili da rastrellare, sono sempre "in casa", non hanno paradisi, né fiscali né d'altro tipo (o lo avranno solo dopo avere osservato il nuovo testamento biologico proibizionista). Sono la fanteria, marciare a piedi portando a spalla tutto il peso. Sono tanti, non scappano, e un euro per uno non fa male a nessuno. In realtà è un po' di più di un euro per uno.

18.6.11

Il Parlamento, una scelta esclusiva

Marco Follini e Mauro Agostini sul Fatto Quotidiano.

(Sottoscrivo)

Fin tanto che un deputato o un senatore si divide, e divide il suo tempo, tra attività diverse il sacrosanto principio che esclude il cumulo degli incarichi resta un'astrazione. Chi fa il presidente di Provincia cita il caso del medico o dell'avvocato, chi fa l'imprenditore cita il caso del sindaco, e via cumulando. È una matassa straordinariamente ingarbugliata, un insieme di fili che rimandano alla mille situazioni con cui confina l'attività parlamentare. È quel confine che appunto va rivisitato, chiarito, definito con maggiore rigore civico, garantendo anche così un proficuo e virtuoso circuito tra società politica e società civile. Dal nostro punto di vista si tratta di un nodo che andrebbe tagliato alla radice restituendo all'attività parlamentare il suo carattere esclusivo e assorbente. Per questo nei giorni scorsi abbiamo depositato un disegno di legge costituzionale che esclude tassativamente per i parlamentari la possibilità di svolgere altre attività e di disporre di altri redditi professionali che non siano l'indennità legata al dovere di rappresentanza.

Si tratta di cancellare dalla mappa politica ogni traccia di confusione tra il ruolo di deputato e senatore e quel complesso di attività, interessi e consuetudini che ognuno di noi si porta dietro dalla sua vita di prima, e magari dalla vita che ci attende a fine mandato. E soprattutto si tratta di fissare un principio: chi ha la fortuna e la responsabilità di rappresentare i cittadini deve dedicarsi, finché dura il suo mandato, a quel compito e solo ad esso. Senza distrazioni di sorta, senza complicità, in modo – verrebbe da dire – quasi monacale. In quello che resta di questa legislatura sappiamo bene che è poco realistico pensare di tradurre in legge dello Stato un simile principio. Ma restiamo convinti che solo l'adesione a quel principio garantirà prima o poi ai cittadini di disporre in Parlamento di rappresentanti giusti o sbagliati, bravi o meno bravi, ma rigorosamente ed esclusivamente dedicati ai propri compiti istituzionali. Il superamento del plebiscitarismo, a nostro giudizio, passa inesorabilmente anche di lì.

5.6.11

Disse il vicario di Dio, scapolo, vestito d’oro

Non bisogna avere timore - ha affermato - di impegnarsi per un'altra persona. Care famiglie, gioite per la paternità e la maternità. L'apertura alla vita è segno di apertura al futuro, di fiducia nel futuro.

In Croazia.

4.6.11

Telese e i numeri

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Incombe una manovra da 10 milioni di euro (più 30 a settembre!).

Luca Telese, D’Alema e il richiamo della foresta, FQ, p. 1.

Ancora.

La manovra da 10 milioni di euro è un bello spauracchio, ma con una pesca di beneficienza ce la si può cavare. Già se sono dieci (più trenta, quaranta) miliardi; quelli sì fan male.

2.6.11

Come se

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“Avessi candidato Mara Carfagna avremmo vinto, ma non volevo consegnarla alla camorra”, dice Berlusconi. Come se la candidatura di Gianni Lettieri fosse invece gradita a certi ambienti.

Enrico Fierro, La Napoli sconfitta, FQ, p. 10.

Frase vera, eh.

29.5.11

Don’t you cry tonight

O “E sticazzi”

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Ci rendiamo tutti conto che quello non era il momento opportuno per dire quelle cose, però quando uno vive nell'ossessione, ogni occasione è buona per tirar fuori quello che lo opprime, che lo angustia. Immagino non lo faccia neanche dormire sereno.

Vittorio Feltri.

21.5.11

Clear?

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Solo due giorni fa Obama ha proferito per la prima volta, nella storia dell'amicizia simbiotica tra Stati Uniti e Israele, il termine “occupazione” e la frase “Israele entro i confini del ‘67”

Roberta Zunini, Il nuovo piano Usa per il Medio Oriente non convince, Fq, p. 13.

Per la prima volta un presidente degli Stati Uniti dice all’amico, all’alleato, al fratello Stato Ebraico, la più banale, ovvia, sconvolgente verità: la sua esistenza, la sua condotta nei confronti dei vicini arabi, dal 1967, è stata quella di un bullo di quartiere. Ora che questo abominevole aborto storico, che graverà sulla sorte del mondo fino a quando qualcuno tra qualche secolo non ammetterà che è stato un errore marchiano da risolvere, l’infilare un popolo che evitiamo le digressioni in un’area che aveva già i suoi problemi, ora che prosegue la sua politica di bullismo evidentemente disposto all’escalation di tutti i bulli di quartiere che non si redimono, e passano dal furtarello, alla rapina, dall’omicidio alla violenza gratuita, ci voleva qualcuno sano di mente a ricordare i fatti.

15.5.11

Noblesse oblige

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Via Orzinuovi, parcheggio Fleming. Notare la finezza del preservativo in punta di cofano, in pelle o simil-tale. Forse di prepuzio di balena. Elegantissimo.

19.3.11

I nuovi nostri

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La nomina a direttore del Tg1, macchina con autista e carta di credito incorporati, gli è stata fatale. Non bastandogli il magro stipendio di 550 mila euro l’anno a spese dei contribuenti, ha iniziato a usare la carta di credito aziendale a destra e manca, fino a un ragguardevole totale di 86 mila euro in 15 mesi, di cui 68 mila non giustificati secondo il suo stesso protettore Mauro Masi. Spesso l’ubiquo direttorissimo risultava nel suo ufficio a Roma, mentre la carta, ormai dotata di vita propria, strisciava allegramente fra Marrakech e Dubai.

Marco Travaglio, FQ, p. 1.

Avevo scritto un sacco di cose. Tutto lo schifo, la rabbia; tutto da rivedere, risistemare, aggiustare. Poi ho pensato che val solo la pena di dire che, da parte di questa redazione, si compran già più libri di quelli che si riescono a leggere.

13.2.11

Uno schifo

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In una Brescia già Leonessa e ora umile ancella, assediata dall’inquinamento, vessata da inutili targhe alterne, triste e disumana, l’amministrazione comunale non trova di meglio che organizzare nel centro cittadino – accanto ai numerosi palchi e palchetti allestiti per San Valentino – una bella cerimonia di popolo, banda, fiaccole e alpini, con carrozze e cocchieri (tutti portati in centro non so da dove con i suoi bei rimorchi e mezzi pesanti), che simboleggia la richiesta di protezione, buona fortuna, salvezza, prosperità e doppi incarichi che l’istituzione civile, il Comune, fa ai santi patroni – cioè alla Chiesa (proprio con una delibera comunale, riportata, si presume senza spese, su una pergamena poi donata al parroco della chiesa di San Faustino e Giovita) – e che viene magnanimamente accordata sotto forma di un cappello-talismano consegnato ai rappresentanti della politica cittadina. Il tutto disseppellendo non a caso dai putrescenti visceri della talvolta imbarazzante storia civica una tradizione medioevale del peggior clericalismo destrorso e fascistoide, e rifondando la ridicola “confraternita dei Santi Patroni”. Nel 2011.

E così poi la stampa cittadina e l’emittente televisiva locale, pesantemente infiltrati dalla confederazione episcopale, si trovano davanti praterie in cui affondare in contropiede, tra l’altro intervistando vecchie signore che commentando commendano il buon costume di rinsaldare i legami tra stato e chiesa per arginare la corruttela dei tempi. Come si sia arrivati a questo punto non si capisce.

Emergenza spazio nella Leonessa

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Drammatica testimonianza di derelizione sociale raccolta ieri in via Gramsci: un cittadino bresciano costretto a invecchiare i salami in una Q8 parcheggiata sul marciapiede.

23.1.11

Grande esperto ti diserto

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No no e no.

L’attento lettore di codesta morale operetta ben saprà che energie fossero state dissipate per l’acquisto de La democrazia dispotica di Michele Ciliberto, Sagittari Laterza, 2011, pp. 199, € 18.00 che prometteva di essere un testo che

Si sofferma su alcuni classici della democrazia fra Otto e Novecento e su questo sfondo interpreta il fenomeno del berlusconismo.

E quindi né l’attento lettore né lo stupefatto autore avrebbero mai voluto rispettivamente leggere e scrivere quello che segue, e cioè che con dolore l’uno deve comunicare all’altro, e l’altro apprendere che, a dispetto di tutto, non ci si attendeva di trovarsi invece davanti a una estenuante sequela di fiappe anatomie ermeneutiche inflitte a più che mai cadaverici autori del passato, per un buon due terzi; e poi da pagina 146 ad un saggetto di infima levatura sui caratteri autoritari del berlusconismo come degenerazione personalistica ed eversiva a trazione mediatica accentuata dall’evanescenza colpevole dell’opposizione. Ma vacca puttana. Grazie al cazzo. Dieci centesimi di merda a pagina.


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Seconda ma non meno bruciante delusione di questi giorni la bieca operazione dei vituperevoli Editori Riuniti che non mi gabberanno se non altro mai più: Bankster, di Elio Lannutti, 2010, pagg. 410, € 15.00 – che sommessamente in copertina annuncia:

Non c'è angolo dell'economia nazionale e internazionale che non venga messo a ferro e fuoco dall'inchiesta di Lannutti

Bisogna dunque immaginarsi con che umore il lettore, anche affezionato al Lannutti, poverino, abbandoni a pagina 306 questa sorta di insopportabile elefantiaca intervista-flusso di coscienza che è l’anomalo contenitore scelto per un’operazione a metà tra l’autopromozione politica dell’autore (protagonista di un’azione peraltro meritoria) e il frettoloso approssimativo tratteggio di una serie di colossali problematiche e vicende contemporanee che, lungi dall’essere messe a ferro e fuoco da questa, che tutto si può definire tranne che inchiesta, alla fine restano in un’ombra ancor più fitta di quanto non fossero prima per il povero lettore che, lui sì, messo a ferro e fuoco da un continuo alternarsi di domande pilotate e risposte inconcludenti, non si sa come faccia ad arrivare in fondo.

28.12.10

Il labirinto marriano

O levateje ‘r vino

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La legge Pinto, quella sulle lungaggini processuali, si chiama così e io non so il perché. L'ho generata io (sic) quando ero deputato e sempre io ho generato (sic) tutte le tesi che sono diventate pilastri della giurisprudenza e della Cassazione italiana. Cose che sanno tutti. I cani e i porci.

[…] Non ho finito. Il diritto di famiglia australiano l'ho formulato io. Gli australiani sono un popolo di simpaticoni, ma sono ignoranti come capre. Poi ho uno studio enorme, con 41.000 clienti. Lo sanno tutti. […]

Tutti dicono di voler cambiare le cose, ma l'unica vera rivoluzione culturale è firmata Alfonso Luigi Marra. […]

Intervista si spera falsa, e di cui queste non sono le maggiori vette di grottesco, al celebre romanziere e penalista cosentino, FQ, p. 14.

28.11.10

Family day every day

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È anche vero che Finmeccanica, per farsi perdonare la fabbricazione di armi letali, ha sempre un occhio di riguardo per i valori della famiglia. […] Tra gli ingaggiati di rango del gruppo Finmeccanica ci sono l'ingegner Elio Mastella, figlio del ras di Ceppaloni, l’ingegner Davide Marini, figlio di Franco ex presidente del Senato, Guglielmo Cucchi, figlio del generale Giuseppe Cucchi, ex segretario generale del Cesis (servizi segreti), Andrea Brancorsini, genero di Niccolò Pollari ex capo del Sismi. E di chi è figlia Fabiana Gallitelli? Del comandante generale dei Carabinieri, che di nome fa Leonardo. Emiliano Sarmi è invece figlio dell’amministratore delegato di Poste Italiane, che di nome fa Massimo. Gruppo che compra i sistemi di automazione postale da un grande polo industriale pubblico che si chiama... Avete indovinato: Finmeccanica.

Giorgio Maletti, Fq, p. 2.

21.11.10

Goodfellas

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Forse è giusto, non da oggi, vergognarsi d’esser bresciani.

Nonostante le dieci giornate. Nonostante i due duomi. Nonostante l’ambizioso coraggioso cantiere di convivenze tutte da costruire, messo in piedi da almeno venti venticinque anni, di cui si ricorda chi a scuola si trovava a insegnare l’italiano a compagni che non sapevano dire una parola. Alle elementari. E che quando andavano in Cina poi portavano a far vedere le cose tipiche di casa loro, raccontavano qualche storia.

Forse per lo spiedo con gli uccelli ci si dovrebbe vergognare (tra l’altro, spiedo arrivo!).

Ma la distruzione in due anni di tutto quello che si è costruito in venti. Ma dei volgari ladri comuni.

Brescia, dove sei?


14.11.10

L’uomo senza qualità

Tranne, forse, quella di far schifo

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Nicola Mancino, [ex] vicepresidente del Csm, […] lunedì scorso si è presentato in commissione Antimafia, a palazzo San Macuto, con la sua agenda da tavolo, la stessa che ha mostrato pochi mesi fa alle telecamere di La7, per far vedere ai commissari che alla data del 1 luglio del ’92, il giorno del suo insediamento al Viminale (e dell’incontro con Paolo Borsellino) c’era solo un foglio bianco. “Quel giorno – ha detto il senatore Mancino – non annotai alcun incontro con il giudice Borsellino”. Ma l’ex ministro non ha fatto i conti con lo scetticismo di Angela Napoli (Fli) che gli ha chiesto se 5 giorni dopo,il 6 luglio, fosse venuto a Palermo. E alla sua risposta affermativa la deputata lo ha sollecitato a mostrare la pagina relativa dell’agenda: anche in quel caso, tra sussurri e risate soffocate dei commissari dell’Antimafia, il vicepresidente del Csm è stato costretto a mostrare un foglio bianco. Un siparietto triste su una materia che ancora scotta sulla carne viva del Paese, che francamente si poteva risparmiare.

Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, FQ, p. 7.