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23.1.11

Poco da ridere

E poco da esultare.

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Toto’ Cuffaro.

La coppola, i cannoli, la voce della pubertà di Paperino.

Per la Cassazione – definitiva, Storia – ha assistito e favorito Cosa nostra.

La mafia. Lupare, eroina, i cadaveri nelle macchine; teli sui marciapiedi e rivoli di sangue.

Cuffaro.

La verità della Cassazione ha qualcosa di incomprensibile; eticamente, esteticamente, antropologicamente. Osceno. E c’è qualcosa di abissale e vertiginoso anche nel Cuffaro consapevole della caduta; già da prima della condanna. Nell’attesa, nelle dichiarazioni. Da uomo di Stato.

Ecco perché la prima pagina del Fatto Quotidiano di oggi fa un po’ schifo, esibizione trionfante com’è di un uomo in un momento letteralmente tragico; perché gli anni son lunghi per tutti. Non è uno scherzo, che si tratti di uno spacciatore, un ladro o un ex senatore, andare in galera.

A parte che non c’è niente da gioire, dato il quadro che emerge, in cui la politica ha fatto da olio, da materiale di consumo e strumento per ingranaggi più grandi di lei – mafiosi – è stata serva di una criminalità che s’è mangiata tutto e ormai muove le istituzioni come un burattinaio, forse per l’uomo, alla luce delle ultime ore, si sarebbe potuto avere un filo più di tatto.

3.12.10

Bosso Mastellosso e Tracagnosso

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Com’è come non è, una volta che Saviano tira fuori una cosa, poi sembra che sapevano tutti tutto da sempre. Per prima la camorra, e adesso la ‘ndrangheta a Milano. Appena visto il primo servizio del tg regione planare nel silenzio di dieci anni dando tutto per scontato.

Chiamiamola informazione.

13.11.10

La tempesta

O The End is The Beginning is The End

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Più che altro volevo mettere Giorgione. A posto.
Ultimamente continuo a dire A posto, al telefono, dappertutto. Mi sembra di essere il mio barbiere.

Ah, no. Perché volevo dire: vedrai che tra poco muore Andreotti.

Andreotti è come il ritratto di Dorian Gray dell’Italia, speculare e inverso. Cioè a mano a mano che lui invecchia e imputridisce, e ormai è veramente uno spettacolo sgradevole (l’ho visto non ricordo dove inveire e alterarsi con qualcuno, non so – dimostrando che val centomila punti in più una buona battuta che l’insulto più elaborato, di solito), l’Italia torna giovane (anzi Giovine, Italia) e si tira fuori dal marcio.

E allora oggi e sempre forza, Italia.


31.10.10

Subito

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Brescia, 30/10/2010.

Abrogare la “Bossi-Fini”, rivedere tutte le procedure di concessione dei permessi, della cittadinanza, voto alle amministrative, e sanatoria. Non si può far vivere così la gente.

Paese civile.


18.8.10

Abbiam fatto trenta

Facciam anche due merende

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Ero lì che mi stropicciavo beato le barbe finte del Grande Vecchio di Barbacetto, e anche quelle vere, tra chiamate minatorie ai pm che indagavano su Piazza Fontana rintracciate come provenienti dal centralino della Camera, infiltrati dei servizi un po’ in ogni dove, coincidenze sospette, P2, BR, che m’è venuta un po’ di fame. E niente, mentre mangiavo cracker integrali con un etto di tonnata e mezzo chilo di grana (geniale il salutismo), facevo zapping in tv – e cosa mi trovo su RaiNews? La storia sensazionale e a me del tutto ignota del reportage di Ennio Remondino trasmesso durante i mondiali del 1990 dal TG1. Una storia assurda, che praticamente partendo per spiegare l’omicidio nel 1986 del premier svedese Olof Palme, portava alla CIA, alla loggia massonica P2, e alla mafia…

Svezia, Virginia, Arezzo, Sicilia.

Tutto un giro che non si capisce niente, ma comunque dove si arriva a spanne a ricondurre l’assassinio eccellente nella strategia politica americana volta a sobillare e alimentare il conflitto tra Iran e Iraq per tener basso il prezzo del petrolio, ambito nel quale il premier svedese sarebbe rientrato nelle scomode vesti di ostacolo, stante la sua volontà di sospendere le forniture di armi non mi ricordo più se all’Iran, o all’Iraq.

La P2, la mafia, non ho capito cosa c’entrassero, comunque si parlava di un telegramma partito dal Brasile, da Gelli (o forse Ortolani), verso non so dove, comunque che si parlava dell’omicidio o prima che venisse commesso.

Svezia, Virginia, Iran-Iraq, Arezzo, Brasile, Sicilia. E il tg1 trasmette. Che tempi.



2.6.10

Buon due giugno

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Non so se qualcuno abbia già avuto la petulanza e la sciatteria di farlo notare; in caso ci penso io. In questi giorni di inattese evocazioni di lacrime e sangue dei tempi andati, mentre dalle fogne della storia affiora alla chetichella qualche piccolo escremento della Gran Merda che gelosamente custodiscono, proprio di quegli stessi anni, di quegli gli anni che una notte il Presidente del Consiglio temette il golpe, che dal nulla, dalla notte al giorno, saltò fuori un partito, che domina da allora in lungo e in largo questa sfortunata penisola, ecco – in questo momento si vota una legge che di fatto abolisce le intercettazioni nelle indagini e limita la possibilità di pubblicare gli atti di indagine sui giornali. Forse per riassunto. Ma delle due cose, intercettazioni e atti d’indagine, la più importante, qual è?

Forse imbavagliare la stampa libera che rivelando gli affaracci e le trame di un potere neofeudale arrogante e buzzicone può danneggiare l’immagine del Presidente del Consiglio e dei suoi accoliti, compromettendo il loro futuro, come sembra credere chi mette su le fotine sgranate col post-it in bocca? La parte sulla pubblicazione degli atti è il fulcro di questa legge? Mah. Ammesso che un settantatreenne pensi al futuro come lo possiamo intendere noi, uno che ha più di tre televisioni (un presidente del consiglio con tre televisioni, a volte fa effetto) si può preoccupare della sua immagine?
Non credo sia un suo problema.
Non penso gli serva il “bavaglio”.

Penso sia un contorno. Più che altro per far cagnara. Una trave nell’occhio di chi porge sempre l’altra guancia, per non parlare del punto centrale. Cioè questa legge impedisce sostanzialmente di fare efficacemente intercettazioni telefoniche e ambientali, e poi di acquisirle, e poi di usarle, insieme ai tabulati, le cose che regolarmente si usano nelle indagini contro i delinquenti. I cattivi. Per non farli andare dentro. Si è già detto. Quello che non ho ancora letto più che altro perché non avevo tempo di scriverlo, è che per me qui ed ora, Italia anno di(s)grazia 2010, nel regno stregato di un signore brianzolo arrivato inspiegabilmente in alto, i nodi alla fine stanno venendo al pettine; non del signore brianzolo, che usa il rullo compressore, ma in genere.

Oggi, Italia 2010, Silvio Berlusconi non è costretto a promuovere una legge che sinceramente a lui, non gli cambia niente, certo non va in galera adesso, né gli levano un euro, né la sua immagine potrà soffrire alcunché, se non l’ha fatto fino a adesso; Silvio Berlusconi da Milano, oggi, deve onorare probabilmente un impegno preso molti anni fa, con gente che fa proposte che non si possono rifiutare, gente che gli è stata attorno, un po’ bodyguard e un po’ sgherro, in questi anni, e che l’ha portato dov’è, e ha aspettato fino a adesso facendo passar segnali obliqui, con pazienza. Ma adesso la gente che aspetta sa che Silvio Berlusconi da Milano non durerà molto. E vuole che paghi il suo conto prima di passare dal via.

Oggi la mafia chiede il conto al Presidente del Consiglio dei Ministri di un paese nato centocinquant’anni fa come regno, vissuto più di mezzo secolo, nei sogni di alcuni, come Repubblica, e che aspetta di nascere come Democrazia.

23.5.10

Era casuale? È casuale?

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Il sodalizio tra don Vito e Lima era solido e, almeno in alcuni periodi, non accusava contraccolpi. C’era continuità quasi fisica in quel blocco di potere. C’era un meccanismo collaudato che andava bene per ogni situazione. I privilegi, per esempio. È casuale che l’abitazione di Lima, nella cosiddetta “via Roma Nuova”, fosse stata comprata dal costruttore Ciccio Vassallo […]?

Ciancimino, La Licata, Don Vito, Feltrinelli 2010, p. 124.

Qualcosa mi ricorda qualcosa.

Berlustan in figures

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Pubblicato da Il Fatto ancora qualche giorno fa.

4.2.10

Etimo ‘ndrangheta e banche

 

Singh Sher [un “trafficante di indiani” tra New Delhi e la Calabria] è infatti un referente del metodo “hawala”,* i circuiti bancari clandestini presenti in Africa, America latina e paesi arabi. Banche parallele dove il danaro circola senza lasciare tracce e senza incorrere nei controlli dell’antiriciclaggio.

Enrico Fierro.

* Hawala has its origins in classical Islamic law, and is mentioned in texts of Islamic jurisprudence as early as the 8th century. Hawala itself later influenced the development of the agency in common law and in civil laws such as the aval in French law and the avallo in Italian law. The words aval and avallo were themselves derived from Hawala.

Wikipedia.

A volte ritornano (Alcuni si può star certi che sì)

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Dimenticato dalle cronache, dopo la galera nel 2007 e una prima condanna a sei anni per bancarotta, Danilo Coppola è tornato nei suoi uffici di via Morgagni, a Roma. Gli attacchi di claustrofobia sono solo un ricordo, come le pulsioni suicide. Nonostante i 600 milioni di euro di debito verso il fisco, i 40 fallimenti pendenti per altrettante società del Gruppo e l'ormai prossima conclusione dell'inchiesta sulle scalate Bnl e Antonveneta condotta dal pm di Roma Giuseppe Cascini, lo raccontano di nuovo in gran forma. Forte di qualche nuova e antica stampella bancaria ("la Banca Popolare Italiana  -  spiegano fonti della Procura  -  lo sta sostenendo nelle procedure concorsuali") è "sempre in viaggio", come tiene a dire la gentile segretaria, nel promettere al telefono che "il Presidente farà senz'altro sapere a Repubblica se e quando potrà rendersi disponibile per un'intervista". Il Presidente, va da sé, non si farà mai vivo. Forse perché anche lui, come Nicoletti [Enrico Nicoletti, storico membro della banda della Magliana], ha qualche buon motivo per preferire il silenzio.
Nelle carte dell'istruttoria della Procura di Roma, si documenta infatti che quelle di Mancini, Nino l'Accattone, proprio fantasie non devono essere. Che i legami tra il "furbetto del quartierino" e Nicoletti, tra le sue fortune e il tesoro della Banda, non sono fuffa. Alla fine degli anni '80, Coppola, agli esordi, presenta come garanzie bancarie cambiali in possesso di uomini che fanno capo alla Banda [della Magliana] (Aldo De Benedittis). Nel 2003, acquista un appartamento che affaccia sulla villa di Nicoletti e in quello stesso anno conclude affari immobiliari con i fratelli Antonio e Nazzareno Ascenzi, legati a filo doppio a Enrico Terribile, cresciuto sotto l'ala della Banda e uomo di Nicoletti (e con lui condannati per associazione a delinquere nel 2008).

Finanza sporca e omicidi torna la Banda della Magliana - Repubblica.it.

12.1.10

Vigliaccatamente

A sentir parlare i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, con quella voce incerta dal marcato accento siciliano e dalla sintassi non proprio fluida, non è facile immaginare che i due siano prossimi laureandi rispettivamente in Matematica ed Economia. Eppure è così. E per di più con voti altissimi. Mai una bocciatura.

Lo strano fenomeno dei mafiosi laureati, Giuseppe Giustolisi sul Fatto.

6.1.10

Breve

Su La Malefatta di oggi si parla de La leonessa e la piovra, già segnalato a suo tempo ma che siccome ripetere giova, si rilinka.

23.12.09

Paga, il crimine. Non no.

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Si è calcolato che la ’Ndrangheta ha degli utili, grazie ai vari settori in cui opera, di 44 miliardi di euro all’anno, il 2,9% del pil italiano.

Intervista sul Giacobino di oggi, di Federico Mastrogiovanni a Cynthia Rodríguez, autrice di Contacto en Italia, inchiesta sul dominio incontrastato messico-calabrese nel traffico della droga mondiale, da non confondere con la Cynthia Rodríguez buzziconissima showgirl messicana.

20.12.09

Il Misfatto quotidiano emula Teofog

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Oggi, a pagina quattro del Mattinale delle Procure, dopo il nostro post del 15 c.m. Quello che non dicono è che i contestatari son 50 volte i contestati, circa. 

8.12.09

Caccia al cacciatore

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Ho dovuto interrompere a mezzo l’invasione nazista della Cecoslovacchia; mi ha risucchiato. Forse sto leggendo troppi libri a senso unico, e articoli. Non so.

Comunque senza tirare delle conclusioni, l’importante è che qua c’è un libro si legge volentieri, pieno di cose interessanti.

Per esempio ci sono poliziotti che per fare gli appostamenti e le indagini si travestono da omini del gas (e le massaie gli chiedono di guardargli il piano cottura), da fidanzatini, da bagnanti (ma con le Beretta nel costume). C’è Spatuzza che con una mano regge un panino e con l’altra rimesta in un bidone di acido. C’è la retata dei parcheggiatori di Palermo, messi dentro perché così uno sbirro intanto si può travestire lui da parcheggiatore, all'Ucciardone, per mettere una microspia nell'auto dell'amante di un boss che è andata a trovarlo. C’è il piano di Bagarella per rapire il suo idolo Ivana Spagna, e quello di un’evasione da Grande Capo, che quando glielo dicono a Brusca, Brusca fa: "Dicitici a Bagarella che forse s'ha vistu troppi film miricani!". C’è Arnaldo La Barbera che, in sala registrazione, mentre le campane di una chiesa vicina coprono le voci dei mafiosi, “dà prova della sua straordinaria ‘competenza religiosa’ e comincia a ‘elencare’ un numero di santi certamente superiore a quelli del calendario”. E molto altro.

L’autore, a parte tutto, almeno a me, sembra persona integerrima e umana, con la sua bottarga preparata di sottobanco coi metodi non-standard UE, e il suo rimorso per l’arresto di Brusca, arrivato troppo tardi per salvare il piccolo Di Matteo. La storia intera, almeno una sua versione, si trova qui.

Comunque un bel libro.

19.11.09

La leonessa e la Piovra


Documentario piuttosto inquietante sull'infiltrazione della criminalità organizzata a Brescia.

9.10.09

Annno-zero-zero-nove

Ieri ad Annozero si è visto un po' di tutto, ma le cose più pazzesche secondo me sono le seguenti, precedentemente ignote credo a me ma anche a tutto il globo:
1. Di Pietro nel 1992, dopo l'omicidio di Falcone, fu spedito all'estero sotto falso nome, con la moglie; siccome però non si fidava neanche dello Stato che si prefiggeva di proteggerlo, prese i biglietti che gli avevano dato per Porto Rico, ci si pulì il naso, e invece di partire da Francoforte andò a spese sue a Copenhagen, da lì a Caracas, e poi a Porto Rico. Pensare come viveva.
2. Ciancimino sostiene che suo padre fu informato da Provenzano che Dell'Utri era il nuovo referente politico della mafia.
3. Borsellino sapeva della trattativa dello stato con Cosa nostra; lo sapeva dal 22 o dal 23 giugno del 92. Il 25 incontrò i carabinieri Mori e De Donno, ma secondo loro non parlarono, di questo piccolo dettaglio dei contatti con i mafiosi, che sicuramente Borsellino trovava un'ottima idea.
4. (Meno) L'avvocato di Riina sostiene che la Mafia fu "usata" dallo Stato perché con Tangentopoli l'ordine politico si era sgretolato e (a me questo mi colpisce perché Piazza Della Loggia lo sappiamo come è andata) il ristabilimento dell'equilibrio politico si fece nel 92-94 come tante altre volte dal 1969 (mi sembra che lui dicesse 1969, nel senso Piazza Fontana, ma io direi '47 Portella della Ginestra), con le bombe. Che non mi sembra poco comunque.