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22.2.14

Arrivano i nostri

Vasil Krikavskiy - Colonnello della polizia di Leopoli

"Ora contribuiremo a mantenere l'ordine a fianco dei corpi di 'autodifesa popolare'. Faccio appello alle forze dell'ordine di Kiev affinché non credano alle provazioni di un potere criminale e mantengano l'ordine insieme al popolo, e contro i provocatori. Non combattete contro gli ucraini, non date ascolto alla bugia sugli estremisti; qui c'è il nostro popolo. 

E voglio fare un avvertimento: siamo armati e addestrati, se ci sarà ancora un solo sparo su piazza Maydan prenderemo le armi. Viva l'Ucraina!"

Ci sono stati troppi morti. Siamo venuti per fermarlo
La polizia di Leopoli passa dalla parte dei difensori di "EvroMaydan" a Kiev - Il reportage di Gazeta.ru.

12.1.14

Poveracci




La voce della verità e di Brescia, nel suo piccolo progressista e democratica, è al minuto 4 e 09.

Tutto il resto è una piccola vergogna che ricade, più che sui destinatari di contumelie e rigurgiti razzisti, su chi inneggia ad anacronismi e si atteggia a beneficio di telecamera.

1.12.13

Sicari dell'economia II (e chiudo)

La vera storia dell'impero moderno - della corporatocrazia che sfrutta i disperati e sta compiendo il saccheggio di risorse più brutale, egoistico e in ultima analisi autodistruttivo dela storia - ha poco a che fare con ciò che i giornali rivelavano quella mattina e ha tutto a che fare con noi. E questo, ovviamente, spiega perché è così difficile ascoltare la vera storia. Preferiamo credere al mito che migliaia di anni di evoluzione sociale della razza umana abbiano finalmente perfezionato il sistema economico ideale, anziché affrontare il fatto che abbiamo semplicmente preso per vero un concetto falso e l'abbiamo accettato come vangelo. Ci siamo convinti che qualsiasi tipo di crescita economica giova all'umanità, e che maggiore è la crescita e più diffusi sono i benefici. Infine, ci siamo persuasi a vicenda della validità e della giustezza morale del corollario a questo concetto: che cioè quanti eccellono nell'alimentare il fuoco della crescita economica vadano esaltati e ricompensati, mentre chi è nato ai margini può essere sfruttato.

1.11.13

Sicari dell'economia

Il mio lavoro [...] consisteva nel fare previsioni sugli effetti di investimenti miliardari in un determinato paese. [...] Se mi veniva comunicato che al paese era stata offerta l'opportunità di ricevere una moderna rete di distribuzione dell'energia elettrica, avrei dovuto dimostrare che quella rete avrebbe portato a una crescita economica sufficiente a giustificare il prestito. Il fattore critico, in ogni situazione, era il prodotto interno lordo. Vinceva il progetto che avrebbe portato alla media più alta di crescita annua del PIL. [...]
Di ognuno di questi progetti, l'aspetto che passava sotto silenzio era che si prefiggevano di creare alti profitti per gli appaltatori e far felici un pugno di ricche e influenti famiglie dei paesi destinatari, assicurando al tempo stesso la dipendenza finanziaria a lungo termine e quindi la lealtà politica di governi in tutto il mondo. Più ingente era il prestito, meglio era. Il fatto che il peso del debito di cui il paese si faceva carico avrebbe privato i suoi cittadini più poveri della sanità, dell'istruzione e di altri servizi sociali per i decenni a venire non era preso in considerazione. 
J. Perkins, Confessioni di un sicario dell'economia, Minimumfax, Ro 2010, pp. 48-49.

3.10.13

Tea for Taliban party

If a party with such a modest electoral mandate threatens to shut down government unless the other side repeals a law it does not like, apparently settled legislation will always be vulnerable to repeal by the minority. Washington will be permanently paralysed and America condemned to chronic uncertainty.
Economist.

26.12.11

Moscow for fair elections

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Мы не немы - We’re not dumb.
Clever sign showing how much protest and political activism ARE closely related to making things easy to understand and to remember. And, which is more important, showing how much Russians these days have definitely got this.
Protest just works. Where in the world would anyone have figured out to be able to bring let’s say only 50 thousand people to the street? With –5?
That being said we will see how this goes on. One thing I found interesting was in the speech by Aleksey Navalnyj, recently released from jail, that went like this:
“We are thousands. We could take the Kremlin and the White House right away. But we don’t want to do this, because we are a peaceful force. So far.”
Needless to say, things get easily complicated in that country.
And this is much more interesting than Italian politics, and much more worth to follow than the agony we are facing.

17.12.11

Russian Dignity

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“I think that people who took the street, and I know that students were paid a few bucks to come (it’s ok, let them pay, let the young people earn something), but all the same, letting themselves get humiliated, this is unacceptable to me”.  - V.V. Putin

The paper Novaya Gazeta launched an initiative, inviting all students and people who took part to the unprecedented demonstrations held in Moscow on Dec. 10th to file a lawsuit against Mr. Putin for his contemptous and denigratory words.

ИСКОВОЕ ЗАЯВЛЕНИЕ

о защите чести, достоинства и деловой репутации

There you go Vladimir Vladimirovich. Good old times are over.

We have facebook and Twitter. People get pissed off ten times faster than it used to be. Accept that.

3.7.11

UN FUTURO SPAVENTOSO

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di Massimo Fini

Si avverte in giro, sotto le rutilanti bellurie che ogni giorno ci vengono ammannite per placare la nostra ansia, un desolante “sensus finis”. Non parlo qui dell’Italia che un tempo, molti secoli fa, fu un luogo importante e oggi è ridotta a uno sputo nell’universo mondo. Parlo dell’Occidente inteso non però in senso tecnico (del resto che cosa sia realmente l’Occidente, termine inquietantemente orwelliano, nessuno è mai stato in grado di precisarlo), ma come modello di sviluppo economico e sociale che ormai coinvolge il mondo intero, da New York agli Urali alla muraglia cinese al Gange. La grande Rivoluzione che ha cambiato la storia del mondo ha preso le mosse circa otto secoli fa proprio dall'Italia quando si afferma per la prima volta come forte classe sociale la figura del mercante (oggi detto imprenditore) fino ad allora collocata, in tutte le culture d’oriente e di occidente, all'ultimo gradino della gerarchia umana, inferiore, perlomeno eticamente, persino allo schiavo. È la Rivoluzione della percezione del tempo. Si passa dal quieto e statico presente al dinamico e allettante futuro.

2.7.11

Se non è zuppa

Classical antiquity is burning

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L’Independent ha pubblicato ieri un intervento dal titolo: “Il risultato di 20 anni di corruzione, evasione fiscale e realtà ignorate”. La persona con la quale stavo prendendo il caffè, sfogliando il giornale, ha subito commentato: “Cosa succede in Italia?”. In verità era un pezzo sulla Grecia.

Caterina Soffici, Un bilancio da Bunga Bunga, FQ, p. 10.

18.6.11

L’Antimoderno

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LA POVERTÀ NATA DALLA RICCHEZZA

di Massimo Fini

Questa storia che gli italiani stiano diventando poveri, di una povertà insopportabile, mi convince fino a un certo punto. Nei '50, a parte una sottile striscia di alta borghesia che si guardava bene dall’ostentare, eravamo tutti più poveri della media di coloro che oggi sono considerati tali. Certo, avevamo molte meno esigenze. I bambini non venivano iscritti ai corsi di tennis, di nuoto, di danza. Noi ragazzini giocavamo a pallone nei terrain vague dove anche ci scazzottavamo allegramente (era la nostra “educazione sentimentale”) e tornavamo a casa la sera con le ginocchia nere e sbucciate (chi mai riesce, oggi, a vedere un bambino, vestito col suo paltoncino, come un cane di lusso, con le ginocchia sbucciate?).

5.6.11

Padroni a casa nostra?

Sì al cous cous, ma anche alla polenta

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E chi te lo vieta. Auchan Roncadelle, 04.05.11.

4.6.11

Appunto

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In spite of the increasing evidence that current policies are not achieving their objectives, most policymaking bodies at the national and international level have tended to avoid open scrutiny or debate on alternatives.
This lack of leadership on drug policy has prompted the establishment of our Commission, and leads us to our view that the time is now right for a serious, comprehensive and wide-ranging review of strategies to respond to the drug phenomenon. The starting point for this review is the recognition of the global drug problem as a set of interlinked health and social challenges to be managed, rather than a war to be won.

Global commission on Drug Policy.

21.5.11

Clear?

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Solo due giorni fa Obama ha proferito per la prima volta, nella storia dell'amicizia simbiotica tra Stati Uniti e Israele, il termine “occupazione” e la frase “Israele entro i confini del ‘67”

Roberta Zunini, Il nuovo piano Usa per il Medio Oriente non convince, Fq, p. 13.

Per la prima volta un presidente degli Stati Uniti dice all’amico, all’alleato, al fratello Stato Ebraico, la più banale, ovvia, sconvolgente verità: la sua esistenza, la sua condotta nei confronti dei vicini arabi, dal 1967, è stata quella di un bullo di quartiere. Ora che questo abominevole aborto storico, che graverà sulla sorte del mondo fino a quando qualcuno tra qualche secolo non ammetterà che è stato un errore marchiano da risolvere, l’infilare un popolo che evitiamo le digressioni in un’area che aveva già i suoi problemi, ora che prosegue la sua politica di bullismo evidentemente disposto all’escalation di tutti i bulli di quartiere che non si redimono, e passano dal furtarello, alla rapina, dall’omicidio alla violenza gratuita, ci voleva qualcuno sano di mente a ricordare i fatti.

26.2.11

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There is little doubt that Libya, even without Mr Qaddafi, will remain a messy and possibly violent place. His rule has burdened it with a legacy of inadequate institutions, tangled laws and burning animosities. Sorting through this wreckage will take time, energy and ingenuity. Yet Libya does have some things going for it. It has plenty of cash, with foreign reserves alone totalling nearly $140 billion. Its talented exiles are eager to return. And, in a sense Mr Qaddafi is unlikely to have foreseen, the trauma of his rule may have forged a national identity much more heartfelt than it was before.

Endgame in Tripoli, the Economist, 24 febbraio 2011.