12.1.14
Poveracci
La voce della verità e di Brescia, nel suo piccolo progressista e democratica, è al minuto 4 e 09.
Tutto il resto è una piccola vergogna che ricade, più che sui destinatari di contumelie e rigurgiti razzisti, su chi inneggia ad anacronismi e si atteggia a beneficio di telecamera.
27.10.13
Allegoria e fotografia del cattivo governo
Questa, invece, la fotografia:
Italia, declino voluto dalla classe dirigente
LO HA DENUNCIATO ANCHE VISCO: LA POLITICA HA AZZOPPATO L’UNIVERSITÀ E LA SCUOLA, GLI IMPRENDITORI HANNO AZZERATO RICERCA E INNOVAZIONE. IL PAESE HA PERSO L’UNICA ARMA PER SALVARSI DALLA CRISI: IL CAPITALE UMANO
L’Italia non ce la fa. È prigioniera di una classe dirigente - politici, imprenditori, burocrati - consapevole dello sfacelo e per questo impegnata ad appropriarsi dell’ultima residua ricchezza. Non investe sul futuro e subisce il racconto interessato di chi, per spalmare le colpe, parla di un popolo di sfaticati (bassa produttività del lavoro) aggrappati alla nostalgia per lo stato sociale. Ma, se si gratta un po’, sotto la crosta della retorica ufficiale appaiono altri fatti. Il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, al “Forum del libro” di Bari, ha nascosto in una apparente divagazione culturale una frase durissima: “I margini ottenuti con la maggiore flessibilità del mercato del lavoro introdotta dalla metà degli anni ’90, e la contestuale riduzione dei salari reali, sono stati troppo poco utilizzati dalle imprese per realizzare gli investimenti in ricerca e sviluppo e in nuove tecnologie”. Quindi, dice il governatore, al popolo lavoratore i suoi sacrifici sono stati imposti in questo Ventennio. Ma sono le imprese che non hanno fatto il loro dovere. Visco ha anche spiegato che proprio nella crisi bisognava avere il coraggio di investire per uscire dai guai. Esempio: “Durante la crisi, la quota del Pil destinata alle politiche attive per la formazione e ai servizi per l’impiego in Italia si è ulteriormente ridotta, mentre è cresciuta in quasi tutti i paesi dell’Unione”. Lo stesso vale per tutto ciò che va a formare il cosiddetto “capitale umano”, la risorsa strategica con cui un’economia può costruire il proprio futuro.
LA SCUOLA ABBANDONATA a se stessa; l’Università in preda a orde baronali a caccia delle poche cattedre rimaste; laboratori di ricerca chiusi come inutili lussi; la cultura che non si mangia; la rete telefonica appassita mentre attorno ad essa si svolgevano epiche guerre di potere, l’unica specialità in cui i nostri imprenditori hanno talento da spendere. L’analisi di Visco è spietata. Ciò che serve davvero sono “il software, le banche dati, l’attività di ricerca e sviluppo, i brevetti, il design”. E invece, nota il governatore, “l’incidenza sul prodotto interno lordo di questi investimenti oscilla tra l’11 per cento negli Usa e il 2 in Grecia. L’Italia si colloca nelle ultime posizioni, con un valore di poco superiore al 4 per cento”. Non è solo colpa della grande crisi. La rovina è iniziata con gli anni ’90. È da allora che l’economia italiana ha performance dimezzate rispetto alla media europea e che la produttività ha smesso di crescere per responsabilità di aziende che non investono in tecnologie, senza le quali la produttività del lavoro può aumentare solo facendo crescere le ore lavorate a parità di salario. Dal 2000 al 2007, gli otto anni prima della crisi, la produzione industriale era già scesa del 4 per cento e la spesa in ricerca era inferiore a quella degli altri paesi sviluppati: non per colpa dello Stato, che spende in linea con gli altri paesi, ma per la diserzione delle imprese private, che già negli anni del boom della finanza investivano la metà di quelle inglesi e olandesi, un quinto di quelle giapponesi.
12.9.13
UN RESORT PER LA COMMISSIONE RIFORME. CONTO DA 20 MILA EURO, PAGA IL GOVERNO
La Carta si cambia in piscina Weekend per saggi al 4 Stelle
di Wanda Marra
Era il 2003 quando in una austera baita di Lorenzago nel Cadore si riunirono i 4 saggi dell’allora Polo della Libertà per mettere a punto la riforma costituzionale del centrodestra poi bocciata dal referendum. Era solo la scorsa primavera quando Enrico Letta invitò il suo governo a “fare spogliatoio” nell’abbazia di Spineto. Un convento poco riscaldato, che i neo ministri pagarono di tasca loro. Adesso, i saggi che stanno lavorando alle riforme costituzionali per lo sprint finale cambiano stile: Francavilla al Mare (Chieti), hotel 4 stelle Superior. Tant’è vero che qualcuno si è sentito a disagio. Sabato scorso i saggi propriamente detti e tutto il gruppo che gira intorno alla Commissione hanno ricevuto una mail in cui si manifestavano dei dubbi sul-l’opportunità di una scelta del genere e si invitavano tutti a riflettere sul fatto che una sede istituzionale sarebbe stata più appropriata per la conclusione dei lavori di una struttura propriamente turistica. A scrivere è il più giovane, professore di Diritto pubblico comparato a Perugia, politicamente renziano, Francesco Clementi. Un appello caduto nel vuoto. E così il variegato gruppetto addetto alle riforme costituzionali (una cinquantina di persone tra i 33 saggi originari, al netto delle dimissioni di Urbinati e Carlassare, i 7 relatori, le segretarie e qualche addetto alla scorta) si appresta alla gita. Domenica, lunedì e martedì i saggi (come scritto ieri da Repubblica ) vanno tutti al Villa Maria. Per chi è di Roma, partenza alle dieci di mattina col pullman da Palazzo Chigi. Uno sguardo al sito dell’hotel, ne spalanca le meraviglie: piscina, spiaggia privata, due ristoranti, due bar, una terrazza. Pure un salone delle feste. E soprattutto Linfa “molto più di un centro benessere, è l'essenza del benessere, un luogo dove ritrovare se stessi, dimenticando per un po' il logorio delle giornate frenetiche e tornare finalmente padroni del proprio tempo”. Per mantenere la promessa si compone di un’area relax, un’area estetica e un’area fitness. Con tutti i comfort del caso, dall’idromassaggio alla sauna.
21.4.13
Funeral Party - M. Travaglio
La scena supera la più allucinata fantasia dei maestri dell’horror, roba da far impallidire Stephen King e Dario Argento. Il cadavere putrefatto e maleodorante di un sistema marcio e schiacciato dal peso di cricche e mafie, tangenti e ricatti, si barrica nel sarcofago inchiodando il coperchio dall’interno per non far uscire la puzza e i vermi. Tenta la mission impossible di ricomporre la decomposizione. E sceglie un becchino a sua immagine e somiglianza: un presidente coetaneo di Mugabe, voltagabbana (fino all’altroieri giurava che mai si sarebbe ricandidato) e potenzialmente ricattabile (le telefonate con Mancino, anche quando verranno distrutte, saranno comunque note a poliziotti, magistrati, tecnici e soprattutto a Mancino), che da sempre lavora per l’inciucio (prima con Craxi, poi con B.) e finalmente l’ha ottenuto. E con una votazione dal sapore vagamente mafioso (ogni scheda rigorosamente segnata e firmata, nella miglior tradizione corleonese). Pur di non mandare al Quirinale un uomo onesto, progressista, libero, non ricattabile e non controllabile, il Pd che giurava agli elettori “mai al governo con B.” va al governo con B., ufficializzando l’inciucio che dura sottobanco da vent’anni.
22.2.13
(Anche) io so
Non è che non sono d'accordo con le proposte politiche di Bersani, Di Pietro, Vendola. Sono d'accordo.
Molte volte.
Il fatto però è che io so che le proposte di Bersani, Di Pietro, Vendola non si tradurranno mai in realtà. Perché negli ultimi trent'anni non è successo.
1.12.12
La crisi senza fine
L’accordo per l’ennesimo salvataggio della Grecia raggiunto dall’Eurogruppo sfida apertamente le leggi dell’economia, della sociologia e della matematica. La fantasia al potere, noto slogan del 1968, ispira i fantasiosi piani finanziari elaborati dagli euroburocrati. Il debito greco, oramai arrivato al 190 per cento del Pil dovrebbe scendere al 110 per cento entro il 2023. Questo obiettivo non sarà raggiunto attraverso una cancellazione del 50 per cento dei debiti verso gli altri paesi europei, come proponevano il Fmi e l’Olanda, ma attraverso una serie di piccole misure che comprendono: l’abbassamento dell’1 per cento dei tassi sui prestiti ricevuti dagli altri Stati (dall’1,50 per cento allo 0,50 per cento), l’allungamento del debito di 15 anni, un periodo di non pagamento interessi di 10 anni. Inoltre l’euro-area verserà alla Grecia 44 miliardi di euro in più tranche di cui 24 sono destinati esclusivamente alle banche greche, che li utilizzeranno per ripagare i debiti verso gli istituti di credito stranieri, in primis francesi e tedeschi. Per raggiungere il fantasmagorico obiettivo di un rapporto debito/Pil al 110 per cento Atene si impegna a raggiungere l’incredibile cifra di un avanzo primario del 4,5 per cento del Pil nel 2016. In pratica per ogni 100 euro di ricchezza generata dal paese lo Stato ne dovrebbe mettere da parte 4,5, si tenga conto che oggi la Grecia ha un deficit del 9 per cento del Pil. Il governo greco dovrebbe dunque recuperare 13 punti di Pil di cassa e sostenere questo sforzo per i prossimi 11 anni. Il grande merito del presidente dell’eurogruppo Junker è stato quello di presentare tali dati senza mettersi a ridere, sostenendo invece che in questo modo “il debito greco è su un percorso di sostenibilità”.
24.11.12
Su Giorgio I (e speriamo ultimo)
MA NAPOLITANO SI CREDE DE GAULLE?Giorgio Napolitano ha deciso: Monti non è candidabile. Peccato che non sia vero. Monti è candidabilissimo come premier indicato da una coalizione, e anzi con l’attuale legge elettorale ogni alleanza ha l’obbligo di indicare un nome come “Capo della coalizione”, con la dichiarata volontà di portarlo a Palazzo Chigi. Di più: per un senatore a vita non vi è alcun esplicito divieto di candidarsi alla Camera dei deputati, e in caso di elezione optare per Montecitorio o Palazzo Madama. Decidere se e a che cosa candidarsi spetterà perciò solo a Monti. Giorgio Napolitano, una volta di più, si è comportato come fosse investito di poteri di cui invece nell’attuale ordinamento italiano il presidente della Repubblica non gode. Parlava da Parigi, ma non è l’aria notoriamente elettrizzante della Ville Lumière ad avergli fatto confondere le sue prerogative con quelle volute da De Gaulle per il presidente francese. Tali prerogative, infatti, “Re Giorgio” (da qui l’appellativo con cui laudatori e avversari lo designano nei fuori onda) se le sta attribuendo quasi fossero ovvie, “moral suasion” dopo “moral suasion”, nella plaudente indifferenza dei media sempre più proni o anestetizzati. A questo punto manca solo che nello sciogliere le Camere indichi anche le percentuali di voto che devono andare a ciascun partito, e potremo risparmiare i soldi e la fatica dell’election day.
7.10.12
La classe digerente
Che poi a volte me lo domando cosa l'ho aperto a fare un blog opinionistico.Che tante cose non lo so neanche io, cosa penso. E non mi interessa. Avere un'opinione.
In tutto quello che succede in questi mesi e giorni, in crescendo rossiniano, per esempio ormai anche uno dei personaggi più riusciti degli ultimi anni, l'ex capogruppo del Popolo della Libertà Franco Fiorito, non fa neanche più tanta impressione.
15.9.12
Now and then
| Aleksandr Litvinenko |
Furono gli scienziati alle dipendenze della Direzione della Ricerca tecnica a preparare la ricina e il veleno batterico che uccisero Georgi Markov. Questa direzione controlla laboratori in tutta l'Unione Sovietica e nei Paesi satelliti, realizzando e perfezionando veleni che provocano una morte in apparenza naturale e strumenti d'eliminazione che la medicina legale dell'Occidente non riesce a scoprire.B. Freemantle, Il KGB - Storia della più potente organizzazione spionistica del mondo, Mursia, Milano - prima ed. 1983.
Oggi c'è una nuova "MARCIA DEI MILIONI" a Mosca. Gente normale, giovani e meno giovani, a mani nude e viso scoperto contro un potere oscuro, marcio fin dalle fondamenta che affondano nel sangue e nel tradimento.
Un giorno bisognerà ringraziarli.
22.7.12
La superbia della Germania scatena la speculazione
L’ANALISI Il fondo salva Stati fermo fino a settembre
di Gianpaolo Caselli* e Gabriele Pastrello**Il comportamento della Corte costituzionale tedesca e, in generale, della Germania, è improntato a una ormai non più tollerabile irresponsabilità nei confronti dei destini dell’euro. La Corte costituzionale tedesca s’è presa tutto l’agio delle ferie estive per decidere l’ammissibilità dei ricorsi contro la ratifica del trattato che ha istituito il Meccanismo europeo di Stabilità, MES. Questo rinvio fa impennare le probabilità di un attacco speculativo contro l’euro.
21.7.12
Spread days
Sì, perché dobbiamo decidere se vogliamo tornare al passato o guardare avanti. Uno ad uno, i paesi del nostro continente non significano nulla, neppure la Germania. Di fronte alla Cina, al Brasile o all’India, da soli non avrebbero nessuna forza. Rischiamo di tornare all’irrilevanza e alla disunione. Dai passi che faremo, si deciderà se i nostri figli potranno vivere come europei o dovranno lavorare come cinesi.Javier Cercas intervistato da Alessandro Oppes, FQ 21.07.12, p. 3.
20.11.11
La fine della democrazia
Se non fosse stato per Roosevelt, la via d’uscita dalla Grande Depressione l’avrebbero individuata solo le terapie autoritarie di Stalin, Mussolini e Hitler. Nel 1929 il capitalismo senza regole era arrivato a un passo dall’uccidere la democrazia liberale.
Anche oggi la democrazia è in pericolo: la Grande Contrazione iniziata nel 2008 contiene una minaccia perfino più insidiosa rispetto alle condizioni degli anni Trenta. […] Nel 1929 il crollo di Wall Street mise in difficoltà anche tanti ricchi americani, oggi da un crac di Borsa i ceti privilegiati possono tutelarsi in tanti modi: i loro hedge fund giostrano di volta in volta tra franco svizzero e oro, materie prime e paesi emergenti, o giocano alla speculazione ribassista che rea guadagni per pochi quando tutto sembra precipitare. […] Oggi quella connessione si è spezzata, perciò in tanti paesi d’Occidente si possono stracciare impunemente contratti sociali che avevano retto la coesione nazionale per decenni: chi sta in alto non ne ha più bisogno. Si sono attenuate, fin quasi a scomparire, quelle interdipendenze che un tempo creavano un minimo denominatore di interessi comuni tra le classi all’interno di uno Stato-nazione.
Ciò si accompagna a forme di derive plutocratiche, che s’insinuano dentro i gangli delle democrazie liberali. il berlusconismo volgare e gaudente, in quest’ottica, è una patologia mostruosa, ma non è che la degenerazione di morbi presente anche in altre democrazie più antiche e più sane della nostra. Il ruolo svolto dai grandi finanziatori delle campagne elettorali nella politica americana è inquietante. […] Dappertutto la deriva plutocratica è reale. Non è un golpe, passa attraverso il consenso: ampi strati della popolazione americana, per esempio, votano “contro i loro interessi” da trent’anni, sposando politiche fiscali regressive che beneficiano una ristretta minoranza perché sono convinti che le ricette della sinistra siano rovinose. Da qui dobbiamo ripartire. Perché se non salviamo noi la democrazia, chi lo farà?
New York, 26 settembre 2011
F. Rampini, Alla mia Sinistra, Mondadori, Mi, 2011, pp. 28.30.
13.11.11
La fine di B (?)
Andato.
Preghiamo, fratelli, perché il mio e vostro sacrificio sia gradito a Mario, Padre tecnocratico e onnipotente.
E sogniamo. Non che Monti tiri su i soldi da dove dovrebbe, rimetta l'Ici, ritassi i capitali scudati e in generale, tutti quelli che hanno la faccia come il culo, gli metta un'aliquota fissa unica del novanta percento, buttando sul lastrico sé e tutti i banchieri, finanzieri, faccendieri, governatori, senatori, sottosegretari, portavoce e lacché. Perché non lo farà.
Sì, è un golpe, uno strappo, è il solito invadente Napolitano. Ma per una volta che gli altri lo fanno meno, noi lo ringraziamo di cuore per essersi messo in mezzo come sempre, abusivamente, informalmente e informemente come sempre, più come capo di un clan tribale che come esponente di una macchina istituzionale in un continente relativamente civilizzato. Perché non c'era scelta. Che da solo, il popolo italiano, in un contesto di concorrenza sleale e squilibrio economico-mediatico e, diciamolo, anche di una gran tanta ignoranza ma di quella proprio brutta, non si tirava mica fuori.
E allora, almeno per un giorno, qui nella redazione diruta e negletta di teofog, tra libri mai aperti, cavi scoperti e vari reperti avvinti nel viluppo del polveroso sudario dell'oblio eterno, noi ci permettiamo di sognare un'Italia non solo senza Berlusconi, ma proprio tutt'altra. Senza La Russa. Senza Brunetta e Letizia Moratti (Lei ritiene che non rispondo). Senza Noemi Letizia. Finalmente libera da loro e Nino Strano; Calderoli e Stracquadanio; Scilipoti, Formigoni, e Garimberti. Alberoni. La famiglia Letta (inclusi eventuali ulteriori avi fascisti da riverire); Gentiloni, Scaroni e Rutelli; Scaiola e Sacconi. La Minetti, Mora e Tarantini. Simona Ventura. Karima El-Mahroug. E chi più ne ha più ne tolga. Di più, un'Italia in cui a nessuna persona normale verrebbe mai neanche in mente di poter guardare la Ventura o votare per La Russa; non tanto di dirlo, che già oggi, obiettivamente, chi lo ha fatto si è sempre sotto sotto un po' vergognato. E svicolava. O così amiamo pensare. Ma proprio anche se uno vede la Ventura, si volta dall'altra parte. Con La Russa tendeva già a succedere prima. Che questa gente qua si deve trovare un lavoro, fare il pieno alla macchina e portar in giro i curriculum.
E allora sì, tutto questo sarà servito a qualcosa.
E allora sì il Berlusconismo sarà superato. E con lui la Prima Repubblica mai finita o meglio mai iniziata.E si potrà guardare avanti.
5.11.11
Battibecco
| Non guardarmi, non ti sento |
I “grandi comunicatori”, i professionisti delle promesse e dell'ottimismo a 24 carati possono funzionare in tempi normali perché di rilancio in rilancio, come al poker, il loro bluff non viene mai “visto”. In situazioni drammatiche, dove contano i fatti e non le parole, la cosa non funziona più. Mussolini era un uomo di questa fatta (in parte, perché, in pace, fece anche delle ottime cose), ma quando entrò in guerra si scoprì che l’Italia, a differenza della Germania, vi era completamente impreparata e non bastarono gli slogan (“spezzeremo le reni alla Grecia”, “fermeremo gli americani sul bagnasciuga”) per evitarci la più umiliante delle sconfitte e una guerra civile. Berlusconi con le sue promesse e i suoi bluff è riuscito a ingannare gli italiani per 17 anni pur non avendo fatto, a differenza di Mussolini, nulla di notevole. E per 17 anni gli è andata bene. Adesso, in una situazione di crisi economica drammatica, ha cercato, con la sua ridicola “lettera di intenti”, di ripetere il giochetto con gli europei sperando di farla franca anche con loro. Ma i fatti, in questo caso i mercati, gli han dato la risposta brutale che si meritava e con lui l’Italia che gli ha creduto e anche quella che non gli ha creduto, ma non è stata capace di fermarlo.
