Oddio, hanno condannato Berlusconi e nessuno sa cosa mettersi. Del resto, chi l’avrebbe mai detto che il compare di Mangano, Gelli, Craxi, Dell’Utri e Previti – per citare solo i migliori – già amnistiato per falsa testimonianza, prescritto due volte per corruzione giudiziaria e cinque per falso in bilancio e una per rivelazione di segreto, tuttora imputato per corruzione di senatori e indagato per induzione alla falsa testimonianza, nonché condannato in primo grado a 7 anni per concussione e prostituzione minorile, avrebbe potuto un giorno o l’altro diventare un pregiudicato? Era tutto un darsi di gomito, uno strizzare d’occhi, un “tutto si aggiusta” all’italiana, con leccatine agli “assi nella manica” del sommo Coppi, dipinto come il mago di Arcella che fa assolvere i colpevoli. Invece da ieri anche la Cassazione, grazie a cinque giudici impermeabili a minacce e pressioni e moniti, ha detto ciò che chiunque volesse sapeva da tempo immemorabile: Silvio Berlusconi è un fuorilegge, un delinquente matricolato, colpevole di un reato – commesso anche da premier e da parlamentare - che in tutto il mondo lo porterebbe dritto e filato in galera per un bel po’. In America, per incastrare il suo spirito guida Al Capone, bastò la frode fiscale. In Italia, grazie anche all’indulto-insulto regalatogli da un centrosinistra così tenero che si taglia con un grissino, Al Tappone finirà ai domiciliari per un annetto. O, se li chiede, ai servizi sociali. I giudici milanesi lo manderanno a prendere dai carabinieri in autunno, non appena riaprirà il Tribunale. L’ignaro Epifani annuncia tonitruante che il suo Pd, se necessario, è pronto a rendere esecutiva la sentenza: non si dia pena, la sentenza è esecutiva a prescindere da lui. Come tutto il resto. Per arrestare un condannato, anche se parlamentare, non c’è bisogno di Epifani, né del Parlamento, né di nessuno. Piuttosto sarebbe interessante sapere con che faccia il Pd possa restare alleato con un pregiudicato prossimo all’arresto purché non faccia troppo casino: come se qualche parola o manifestazione scomposta fossero più gravi che mettere in piedi una monumentale frode fiscale.
2.8.13
Il pregiudicato costituente
28.7.13
18.9.11
Decidere del loro destino
Berlusconi: «Molto belle?».
Tarantini: «Molto belle, sta in palestra con queste due».
Berlusconi: «Io penso di sì. Noi siamo messi così come uomini tu, io poi Carlo Rossella presidente di Medusa e Fabrizio Del Noce direttore di Raiuno e responsabile di tutta la fiction Rai... Sono persone che possono far lavorare chi vogliono... Ecco quindi le ragazze hanno l'idea di essere di fronte a uomini che possono decidere del loro destino... Ecco l'unico ragazzo sei tu, gli altri sono dei vecchietti però hanno molto potere».
Tarantini: «Va bene».
Berlusconi: «... Io ho due bambine piccole che è tanto che non vedo per cui una fa la giornalista in Rai, in Mediaset allo sport è una napoletana molto simpatica, molto dolce. Un'altra è una bambina di ventun'anni brasiliana che mi ha pianto al telefono dicendomi che l'avevo dimenticata e allora la faccio venire...».
2.6.11
Come se
“Avessi candidato Mara Carfagna avremmo vinto, ma non volevo consegnarla alla camorra”, dice Berlusconi. Come se la candidatura di Gianni Lettieri fosse invece gradita a certi ambienti.
Enrico Fierro, La Napoli sconfitta, FQ, p. 10.
Frase vera, eh.
17.4.11
Quel gran pezzo dell’Alberto
Di sicuro l'alternativa che si presenta è: o si lascia che le cose vadano per il loro verso onde garantire il rispetto formale delle regole democratiche (per es., l'esistenza di una maggioranza parlamentare tetragona a ogni dubbio e disponibile ad ogni vergogna e ogni malaffare); oppure si preferisce incidere il bubbone, nel rispetto dei valori democratici superiori (ripeto: lo Stato di diritto, la separazione dei poteri, la difesa e la tutela del «pubblico» in tutte le sue forme, la prospettiva, che deve restare sempre presente, dell'alternanza di governo), chiudendo di forza questa fase esattamente allo scopo di aprirne subito dopo un'altra tutta diversa.
Io non avrei dubbi: è arrivato in Italia quel momento fatale in cui, se non si arresta il processo e si torna indietro, non resta che correre senza più rimedi né ostacoli verso il precipizio.
Alberto Asor Rosa, Non c'è più tempo, Il Manifesto.
5.12.10
20.11.10
L’antimafia dei fatti
o “As it began”
Semmai c’è da notare come i giudici più benevoli che Dell’Utri abbia mai incontrato nella sua lunga carriera di imputato non abbiano potuto fare a meno di citare in una sentenza di mafia Silvio Berlusconi per ben 440 volte, mettendo nero su bianco che: per vent’anni Dell’Utri è stato “il mediatore” e lo “specifico canale di collegamento” tra Cosa Nostra e B. […]; che “ha apportato un consapevole e valido contributo al consolidamento e al rafforzamento del sodalizio mafioso” […]
Per vent’anni, fino al 1992 mentre esplodevano le bombe, B. versò sistematicamente a Cosa Nostra “ingenti somme di denaro in cambio della protezione alla sua persona e ai suoi familiari” e della “messa a posto” delle tv Fininvest in Sicilia. In pratica il nostro premier non denunciò mai alle forze dell’ordine attentati e minacce della mafia, ma preferì farsi proteggere dai mafiosi. Cioè: abbiamo un presidente del Consiglio che per vent’anni ha finanziato la mafia degli omicidi eccellenti e delle stragi, mentre il suo braccio destro che siede in Senato è un mafioso “esterno” infiltrato nelle istituzioni.
Marco Travaglio, Coso Nostro, Fq, p. 1 a proposito della sentenza di condanna in appello a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa del co-fondatore di Forza Italia, parlamentare PdL, amico storico del Presidente del Consiglio dei Ministri Marcello Dell’Utri.
Questa è storia.
14.11.10
La Conta
S.: Siccome all’opposizione non c’è nulla, il paradosso è che se nessuno tradisce, nel Pdl, non può succedere nulla.
T.: Usi una parola feroce, “tradimento”. Non si può cambiare idea?
S.: Se io tradisco mia moglie cambio di certo idea. Ma non per questo non resto un traditore.
T.: Ma nessuno per ora ha tradito il Cavaliere...
S.: A parte Fini, vuoi dire? Io invece credo di sì. Il silenzio, a volte, è più di una dichiarazione.
T.: A chi ti riferisci?
S. (Pausa, ndr) Siccome più di uno dice che la Gelmini e Frattini sarebbero disposti a un governo senza Berlusconi, il fatto di non smentire diventa automaticamente una cosa brutta e pericolosa. Un silenzio assenso.
Intervista di Luca Telese a Alessandro Sallusti, FQ, p. 4.
Dove oltre ad apprendere che il Sallusti, altro che pagliaccio bidimensionale del berlusconismo più vuoto cialtrone e imperante, è un omm’ con l’o maiuscola, che lui non l’aveva mai detto ma suo nonno, nel 1945, che pur non essendo fascista chissà come s’era trovato a far fucilare un partigiano a Salò, a volte i casi della vita, e per quest’unica anche umana condanna a morte è poi stato a sua volta fucilato, non era mica un mitomane invasato nel culto puerile di una personalità forte, suo nonno, ma anche il Sallusti nipote – che pasta, che argomenti, che uomo; oltre a questo, più che mai appare lampante come non ci sia un possibile paragone tra la politica dei fiacchi rituali democratici, con le alternanze, i dibattiti, le polemiche, le quotidiane trite meschine banalità del vivere, e la politica della tragedia rinascimentale e quella dell’Italia 1994-2010, come anche nella Russia del 1918-1928, e 1953-64, dove ci sono i tradimenti, le congiure, i tu quoque, gli sguardi obliqui e indagatori, i pochi uomini che si stagliano su uno sfondo di folla cenciosa e osannante, anche esteticamente: non c’è partita.
13.11.10
Per non lasciarsi indietro nessuno
Al tribunale viene chiesto di “accertare e dichiarare il carattere discriminatorio del comportamento tenuto dal Miur, dall’ufficio scolastico regionale per la Lombardia e da quello provinciale di Milano, nell’aver previsto una dotazione di organico di insegnanti di sostegno ampiamente inferiore a quella necessaria, nell'attribuire agli alunni, in particolare a quelli rappresentati dai ricorrenti, un numero di ore di sostegno scolastico inferiore a quello necessario”.
OGGI COME oggi gli alunni disabili “più fortunati” possono contare sulla metà di ore di sostegno, ma a molti altri può anche andare peggio. Il risultato? Una discontinuità di formazione che può essere paragonata ad un azzeramento dell’apprendimento con una conseguente esclusione di fatto dai processi formativi.
Elisabetta Reguitti, FQ, p. 11.
Il paziente inizia a reagire.
12.11.10
Can you picture what will be
Eccola. La caduta simultanea di tutti i pilastri, l’implosione di un sistema di potere fondato sul sangue e nutrito di palle e spot, con grandi sfondi blu. La nuvoletta bianca fantozziana finalmente si dirada come la confusione dopo il risveglio da un incubo, e scopre un paesaggio di sfascio e macerie.
Ma almeno è la verità. Almeno è la fine.
Il cerchio si chiude.
31.10.10
3.10.10
Ma io difendo quella barzelletta
Cioè adesso.
A parte la nota equazione di Anubi: dio = ignoranza, bestemmia ≠ dio → bestemmia ≡ buona cosa.
Cioè qua siamo a un punto che un mafioso, piduista, nano malefico molto più di Nikolaj Ežov a cui si deve il nomignolo in prima istanza, l’assassino dei conti pubblici, lo ha ben detto Di Pietro, lo stupratore della democrazia italiana, viene messo in croce – per una bestemmia. Proferita in una barzelletta raccontata privatamente a gente probabilmente – come lui – non proprio di grana fina. Una barzelletta.
Cioè non era sul palco di un’assise di partito o di un vertice internazionale. Perché invece quando va da ambasciatori e primi ministri a parlare di figa come nei peggiori bar di Caracas, quello niente: va bene.
Quando va in televisione a dire Rosi Bindi è più bella che intelligente: quello va benissimo.
Una bestemmia. E giù indignazioni: Osservatore Romano, Avvenire, critiche, sdegno, offesa intollerabile, deplorevole. E il Pd, dietro. Opposizione a crociata, con il sigillo vaticano. Tutti a pendere dalle tonache e dalle loro penne prezzolate che con il calamaio dell’ignoranza e della superstizione hanno combattuto e combattono ossessivamente battaglie oscurantiste: criminalizzazione dell’omosessualità (loro, proprio), crocefissi nelle classi multietniche della scuola laica repubblicana, con tutte le conseguenze del caso, insegnamento della religione cattolica, divieto di contraccezione anche in presenza di epidemie di malattie sessualmente trasmissibili.
Tutti a far da megafono al potere che più di ogni altro sabota ogni progresso in questo paese, corteggia la criminalità – suo alleato nel mantenimento di un’arretratezza che è il solo terreno di coltura per la diffusione delle oscene credenze di cui si fa schermo per celare il FINE DI LUCRO della propria attività – e poi si permette anche di sputare in faccia a chi gli ha dato scandalosi privilegi, mani pubbliche nella sanità privata, sconti ICI, un ruolo di primo piano con soldi pubblici nel film di quello che allunga la mantella al povero e il sesterzio al mendico. Con il fasullo spot dell’otto per mille che fa da trailer. (E che costa più di tutto quello che è mai stato dato in beneficienza).
E invece no.
Contro la dittatura clericale che si propone di soffocare tutto ciò che respira, noi di TEOFOG ci schieriamo con il bieco Berlusconi, la barza e la bestemmia.
Tra l’altro una buona barza.
10.9.10
3.6.10
Uno statista vero
Il migliore statista da centoncinquantuno anni a questa parte, alla sfilata del 2 giugno, Roma.
FQ, p. 5.
9.4.10
15.2.10
14.1.10
Si è ricordato
9 gennaio. Abbasso le tasse, viva la figa, Brianza rules! Sììììììì!!!
13 gennaio. Però spetta, non è che mi sto dimenticando qualcosa?
14 gennaio. Ah, sì – ecco che cazzo dovevo fare.
Almeno non si fa più finta di no, è un lento miglioramento. Dopo sedici anni che è un perseguitato che non ha fatto niente, e le leggi sono per il bene di tutti, una cosa la ammette. Piano piano, sottovoce.
In pochi decenni ci si dovrebbe avvicinare a temere che prender soldi dai fondi pubblici per darli ai politici, mercanteggiare con le mafie, corrompere giudici e pubblici ufficiali, sottrarsi alla giustizia e cagare sulle istituzioni, forse non è bellissimo da fare. O almeno si fa ma non si dice.
28.12.09
Ah
La storia per farla breve dice che Omega, due amministratori con dieci fallimenti in tutto, compra le imprese più o meno cotte, magari finanziate dalle regioni (Phonemedia, per esempio), si mangia i contributi, non paga i dipendenti, non li fa lavorare, manda tutto in malora, così da fallita non deve pagare gli arretrati, i tfr, ecc.; e quello che resta (beni) lo può rivendere lucrando. Business cannibale. Di mezzo purtroppo ci sono quelle 10.000 persone, delle società via via comprate: Eutelia, Phonemedia, e altri. Senza paga da quest’estate. Senza prospettive. Perché? Secondo qualcuno:
Così lo striscione in testa al corteo, stretto nelle mani di sole donne: "Eutelia, Monte dei Paschi, Mediaset, loschi affari sulla pelle dei lavoratori".
Il sindacalista Fabrizio Potetti spiega la protesta contro Mediaset: "Eutelia entra nella battaglia sulle televisioni tra Berlusconi e Murdoch. Mediaset, per competere con Sky, vuole accelerare lo sviluppo dell'Internet tv. Quindi le serve l'infrastruttura. Eutelia possiede circa 13 mila chilometri di fibra ottica che Mediaset potrebbe utilizzare per far viaggiare i propri contenuti. Ora, con duemila dipendenti in meno, Eutelia è molto più appetibile perché ha bilanci più leggeri".
Di Pietro spiega così la pigrizia del governo nell'affrontare lo scandalo Eutelia: "Berlusconi ha un forte interesse nell'informatica. Ecco perché Palazzo Chigi non si muove. È l'ennesima conseguenza del conflitto d'interessi del presidente del Consiglio".
Così Eutelia riesce a stanare Palazzo Chigi - Eutelia | l'AnteFatto | Il Cannocchiale blog
Alcuni altri dettagli e vicende collegate (anche sul losco Samuele Landi) a quest’altro simpatico blog.
15.12.09
Ma
A condurre questa campagna è un network composto dal gruppo editoriale Repubblica-L’espreso, da quel mattinale delle procure che è il Fatto, da una trasmissione televisiva condotta da Santoro e da un terrorista mediatico di nome Travaglio. […] Da un partito, l’Italia dei Valori, il cui leader Di Pietro ha in questi giorni evocato la violenza, quasi voglia tramutare lo scontro politico durissimo in atto in guerra civile fredda, e poi questa in qualcosa di peggio.
Questa è parola di Cicchitto (oggi alla Camera).
Ma, Cicchitto, lei che pensa che il voto popolare in sè implichi, oltre al mandato politico, una totale immunità e la sottrazione dell’eletto a tutti i poteri di controllo, non pensa che Di Pietro qualcuno l’ha votato, e che potrebbe essere lievemente offeso da queste sue parole come dire, forse un po’ accese?
Questa sarebbe la gente che subisce un clima di odio?
